L’AI ucciderà il marketing?
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L’AI ucciderà il marketing?

8/27/2025

L’AI sta cambiando il marketing più velocemente di quanto avessimo previsto. Non si tratta solo di strumenti, ma di un cambiamento culturale e umano che non possiamo ignorare.

Il marketing che conoscevamo non esiste più

Per anni il marketing è stato una questione di canali, budget e creatività. Oggi, con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, queste dimensioni sembrano ribaltate. Non serve più ore a scrivere testi, disegnare creatività o fare analisi manuali: un agente AI può eseguire in pochi secondi attività che prima richiedevano giorni. È naturale che qualcuno si chieda: se l’AI fa il lavoro al posto mio, che ne sarà del mio ruolo di marketer?

Il punto è che la macchina non sostituisce il pensiero.
Semplifica, accelera, standardizza. Il marketing non muore, cambia pelle. Quello che viene meno non è la disciplina, ma le abitudini. Non ha più senso confondere la tecnica con la strategia, l’operatività con la visione. Chi continuerà a ragionare come dieci anni fa rischierà di sentirsi inutile. Chi, invece, saprà integrare l’AI con sensibilità e capacità critica, diventerà ancora più prezioso.

Perché l’AI non basta da sola

L’AI può generare testi, immagini, report, campagne, ma può anche generare omologazione, rumore, e un mare di contenuti indistinguibili. Se il marketing fosse solo produzione, allora sì, sarebbe morto. Ma il marketing non è un “fare”, è un “capire”. È leggere tra le righe, ascoltare le persone, coglierne i bisogni prima che li esprimano. Questo l’AI non lo sa fare, almeno non senza la guida di chi conosce il contesto umano.

L'AI potenzia chi ha già visione. Chi non ce l’ha, rischia di affogare dietro prompt e automazioni senza dire nulla di autentico. Per questo il marketing del futuro sarà ancora più selettivo. Vincere non sarà questione di chi ha l’AI più potente, ma di chi saprà darle una direzione, filtrando ciò che è utile da ciò che è puro rumore.

Un marketing più umano grazie alle macchine

C’è una verità che pochi vogliono ammettere: l’AI ci costringe a tornare umani. Liberandoci di tante attività ripetitive, ci spinge a concentrarci sul perché delle cose, sul senso di ciò che facciamo. È un invito a portare etica, empatia e visione là dove prima c’era solo operatività.

Non è quindi “l’AI ucciderà il marketing?”, ma “il marketing saprà rinascere più vero grazie all’AI?”. La risposta dipende da noi, non dalla tecnologia. Dipende dalla nostra capacità di usare questi strumenti senza dimenticare che, alla fine, comunichiamo sempre con esseri umani: fragili, complessi, contraddittori. Ed è proprio lì, nell’imperfezione, che il marketing trova la sua forza.

Ringrazio Luca Orlandini per lo spunto che ha acceso questa riflessione.

L’AI non distruggerà il marketing: distruggerà soltanto chi confonde l’automazione con la comprensione, perché il vero vantaggio competitivo resta la capacità di dare senso a dati che non hanno anima.