Mille giorni per restare umani (prima che l’intelligenza diventi solo artificiale)
Podcast
News
Articoli
2
Min.

Mille giorni per restare umani (prima che l’intelligenza diventi solo artificiale)

11/11/2025

Entro mille giorni, metà dei lavori cognitivi avrà perso valore economico. Non è una previsione distopica: è la curva naturale del progresso. E chi non evolve, si ferma.

L’intelligenza non basta più

Emad Mostaque, ex CEO di Stability AI, lo ha detto chiaramente nella newsletter AI Espresso: “Entro mille giorni, metà dei lavori cognitivi perderà valore economico.”
Non è un avvertimento, ma un promemoria.

Per secoli abbiamo considerato l’intelligenza come la moneta più preziosa. La capacità di ragionare, scrivere, analizzare, inventare. Oggi il suo valore di mercato crolla.
Le macchine imparano, producono, verificano. E mentre noi giochiamo ancora con i prompt, loro costruiscono processi completi, automatizzano decisioni, ottimizzano il tempo.

Non c’è niente di male in questo. Ma c’è un dettaglio che cambia tutto: l’intelligenza artificiale non ha desideri. Non sa cosa valga la pena costruire.
Ecco perché l’ultima vera professione umana sarà quella del Problem Solver: chi sa leggere la complessità, scegliere dove mettere energia, e dare senso al lavoro delle macchine.

Il valore non sarà più nella capacità di produrre, ma nella capacità di decidere.

Mille giorni per diventare umani

Il tempo non manca, ma è contato. Mille giorni non sono un secolo, ma neppure un lampo. Sono il tempo giusto per cambiare prospettiva.
La domanda non è quanto tempo abbiamo, ma che tipo di mente vogliamo essere quando il tempo scade.

Chi continua a pensare che basti imparare a usare un tool si sta perdendo la lezione più importante.
L’AI non ci chiede di scrivere prompt migliori. Ci chiede di diventare menti migliori.
Di allenare il giudizio, la curiosità, la capacità di connettere ciò che la macchina non sa vedere: emozione, contesto, visione, etica.

Ogni epoca ha il suo selettore naturale.
Questa non eliminerà chi sbaglia: eliminerà chi smette di pensare.

L’era del pensare meglio

Il “fare di più” non è più un vantaggio competitivo.
L’AI può fare tutto più veloce, più preciso, più economico.
Ma non può scegliere il perché.

Per questo il cervello torna operativo. Dopo anni di automazione, la vera competenza sarà scegliere meglio.
Capire dove serve davvero la nostra presenza, dove aggiungiamo significato e dove invece è giusto lasciare spazio alla macchina.

Essere Problem Solver non significa solo risolvere problemi.
Significa definire quelli giusti.
Significa guardare la realtà con occhi critici, interpretare segnali deboli, prevedere gli effetti delle decisioni.
Significa sapere che dietro ogni algoritmo resta una domanda: “Cosa vogliamo costruire?”

L’intelligenza artificiale è il più grande acceleratore mai inventato.
Sta a noi decidere se accelerare verso qualcosa che vale, o semplicemente correre più in fretta nel vuoto.