Le piattaforme AI più usate in Italia
Podcast
News
Articoli
2
Min.

Le piattaforme AI più usate in Italia

12/10/2025

Come cambia il tuo business quando la ricerca, l’analisi e una parte del pensiero operativo passano attraverso piattaforme che non sono neutre?

La classifica che racconta un cambiamento profondo

Quando guardi la classifica delle piattaforme AI più utilizzate in Italia, capisci subito che non è solo una lista. È una fotografia del nostro nuovo modo di entrare nel web. ChatGPT domina con l’84% del traffico generato da tutte le piattaforme AI, e non è un dettaglio tecnico.
Significa che per milioni di persone il primo passo non è più digitare una ricerca, ma iniziare una conversazione. Dopo ChatGPT arrivano Copilot di Microsoft (8,55%), Perplexity (4,23%), Gemini (2,08%), Claude (0,81%) e DeepSeek (0,28%).

La fonte è il rapporto Digital 2026 di We Are Social, che mette insieme i comportamenti digitali degli italiani e li guarda con una lente ampia. Guardando questi numeri, la sensazione è chiara: stiamo assistendo a uno spostamento dell’attenzione e della fiducia verso chi risponde più velocemente, più chiaramente e in modo più umano.

Perché gli utenti si fidano di ChatGPT più di tutti

Perché una piattaforma arriva all’84% mentre tutte le altre restano indietro?
La risposta non è solo “perché è la più famosa”.

ChatGPT ha abbassato la soglia d’ingresso: chiunque può usarlo senza sentirsi fuori posto. Risponde in modo diretto, suggerisce alternative, semplifica la complessità. Questo crea un’abitudine. E l’abitudine, nel digitale, è tutto.

Le altre piattaforme hanno punti di forza importanti: Perplexity spinge sulla precisione delle fonti, Claude ragiona in modo più strutturato, Gemini è integrato nell’ecosistema Google. Ma oggi ciò che conta è la combinazione di velocità, chiarezza e familiarità. E qui ChatGPT ha un vantaggio che vedo ogni giorno nel mio lavoro con aziende e professionisti: quando un team deve integrare l’AI, sceglie la strada che fa sentire tutti più sicuri.

Cosa significa per aziende e professionisti italiani

Ora viene il punto che interessa davvero chi lavora: cosa cambia per noi?
Cambia che la ricerca non è più un atto tecnico, è diventata una conversazione guidata da piattaforme che non sono neutre.

Chi usa l’AI come primo filtro del pensiero inizia a chiedere: “Cosa mi consiglia?”, non “Cosa dice il web?”.

Questo sposta l’attenzione, modella la decisione e modifica il modo in cui un business viene trovato. Per le aziende è un invito a investire su competenze e metodo, non su tentativi casuali. Per chi fa strategia è una responsabilità: aiutare le persone a orientarsi, a scegliere la piattaforma giusta, a interpretare i modelli senza subirli.

La classifica è un dato. Capire come usare questi strumenti per crescere è la vera differenza. E chi inizia ora si porta avanti di anni.