Lavorare all'80% non è pigrizia. È strategia
Sean Goedecke, ingegnere a GitHub, ha pubblicato l'8 giugno 2026 un articolo dal titolo provocatorio: Doing nothing at work.

Sean Goedecke, ingegnere a GitHub, ha pubblicato l'8 giugno 2026 un articolo dal titolo provocatorio: Doing nothing at work. La tesi: per anni ho lavorato al 100% delle mie capacità, e questo mi ha reso un professionista peggiore.
L'articolo parla di ingegneri software. Ma il meccanismo che descrive vale per chiunque gestisca un'azienda o un reparto. Vale soprattutto per chi, come molti imprenditori che incontro in Romagna, considera l'essere sempre occupato una prova di serietà.
Goedecke racconta: i risultati che contano davvero nel suo lavoro non arrivano dallo sforzo costante. Arrivano da pochi momenti isolati.
Un bugfix al momento giusto che sblocca un contratto importante.
Un intervento rapido che evita un danno grosso.
Il valore si concentra in eventi rari, non si distribuisce uniformemente sulle ore lavorate.
Questi momenti ad alto impatto hanno una caratteristica comune: sono legati al tempo. Non puoi decidere a tavolino, lunedì mattina, di sbloccare l'affare della vita. Puoi solo essere pronto quando l'occasione si presenta. E per essere pronto devi avere spazio libero.
Chi è sempre pieno non vede le occasioni
Se sei occupato al 100% su lavoro a bassa priorità, perdi le occasioni in due modi.
Primo, non le noti nemmeno. Sei troppo immerso nel macinare attività per accorgerti che sta succedendo qualcosa di più importante altrove. Secondo, chi potrebbe coinvolgerti non lo fa, perché ti vede già sotto pressione. Nessuno chiama l'aiuto a una persona che sembra sull'orlo del collasso.
Riconosco lo schema. L'ho visto in decine di aziende. L'imprenditore che risponde alle mail alle 23, che si occupa di ogni preventivo, che non delega perché "faccio prima io". Quella persona è efficiente nel breve e cieca nel lungo. Lavora tanto e decide male, perché non ha un minuto per alzare la testa.
Il vuoto serve a qualcosa
C'è una frase di Goedecke che ho sottolineato: il vuoto è lo spazio in cui le cose possono accadere. Se concedi al cervello un momento di pausa, le idee nuove hanno più probabilità di arrivare. Se ti consegnano un compito che conta, lo affronti con piena attenzione invece di gestirlo insieme ad altri tre.
Questo è esattamente il discorso che faccio quando parlo di AI nelle PMI. L'errore più comune non è usare male lo strumento. È non avere tempo per capire dove lo strumento serve. Un imprenditore travolto dall'operatività non implementa l'AI, perché implementare richiede una cosa che lui non ha: lo spazio mentale per ripensare un processo.
Io stesso lavoro così. Tengo libero circa il venti per cento della giornata, lontano dal computer. Corro, cammino, lascio sedimentare. Le soluzioni migliori per i miei clienti non sono mai arrivate mentre fissavo lo schermo. Sono arrivate al chilometro otto di una corsa, quando il problema aveva finalmente smesso di urlare.
Non tutto va fatto
La parte più tagliente dell'articolo riguarda il rifiuto deliberato. Goedecke sostiene che molti professionisti sono incapaci di vedere un compito e non eseguirlo. È un tratto che li rende bravi nel mestiere e, oltre una certa soglia, li distrugge.
Tradotto per un imprenditore: non tutto ciò che potresti fare merita di essere fatto. Il favore fuori contratto chiesto via messaggio. Il progetto del cliente che cambia idea ogni ora e che riscrivi cinque volte al giorno. L'iniziativa interna che nessuno ha davvero deciso di prioritizzare. Dire di sì a tutto questo sembra generoso. In realtà è il modo più rapido per non avere energia quando arriva ciò che conta.
La mia posizione è netta: la disponibilità totale non è una virtù professionale. È una debolezza che paghi con la lucidità.
Goedecke ammette di lavorare al massimo due o tre volte l'anno, quando la posta in gioco è alta. Il resto del tempo se la prende con calma. Non perché sia pigro. Perché vuole avere benzina nel serbatoio quando serve accelerare davvero.
Prova questo, da domani: identifica una cosa che fai ogni giorno per abitudine e che non sposta niente. Smetti di farla per una settimana. Guarda cosa succede nello spazio che si libera. Probabilmente niente di grave. E in quel niente, forse, troverai il tempo per qualcosa che conta.
Domande frequenti
Lavorare all'80% non rischia di farmi sembrare poco serio agli occhi di clienti e collaboratori?
Dipende da cosa mostri. Se consegni risultati e rispetti le scadenze, nessuno conta le tue ore. Il problema nasce quando confondi l'apparire occupato con l'essere utile: sono due cose diverse, e i clienti più sgamati lo capiscono in fretta.
Nella mia azienda piccola faccio tutto io. Come faccio a liberare il venti per cento se non ho nessuno a cui delegare?
Non parlo di delegare, all'inizio. Parlo di smettere di fare cose che non producono risultato. In quasi ogni PMI che analizzo c'è almeno un'ora al giorno spesa in attività che esistono solo per abitudine. Quella è la tua riserva, prima ancora di pensare a un collaboratore.
Questo discorso vale anche per chi lavora con l'AI, o è solo gestione del tempo?
Vale soprattutto per chi lavora con l'AI. Lo strumento ti restituisce ore: il vero guadagno arriva se quelle ore le usi per pensare, non per riempirle subito con altro lavoro a basso valore. Senza spazio libero, l'AI ti rende solo più veloce a fare le cose sbagliate.