Ho scritto due libri con l'AI. Ti mostro la procedura, passo per passo

Ho pubblicato due manuali sull'intelligenza artificiale usando l'intelligenza artificiale. Ti racconto com'è andata davvero, passo per passo, e perché la stessa procedura serve quando l'AI entra nei processi della tua azienda.

Ho scritto due libri con l'AI. Ti mostro la procedura, passo per passo

Ho pubblicato due manuali sull'intelligenza artificiale, uno sui processi d'ufficio e uno sul marketing digitale. E sì, per scriverli ho usato l'intelligenza artificiale. Quando lo dico, quasi tutti immaginano una scorciatoia: apri lo strumento, scrivi un prompt, esce il libro. La realtà è più lunga e molto meno comoda, e proprio per questo vale la pena raccontarla passo per passo.

Chiunque può aprire ChatGPT e farsi buttare giù qualcosa. Quello che cambia il risultato è dove metti quello strumento dentro un lavoro che già sai fare. È lo stesso nodo che ho davanti ogni volta che entro in un'azienda, per questo la mia storia da autore ti riguarda più di quanto sembri.

Parti da quello che hai già

Non sono partito da una pagina bianca. Sono partito da quello che avevo accumulato in anni di lavoro: cinquanta ore di registrazioni dei miei corsi e oltre mille slide, tutto caricato come base di conoscenza. Poi ho fissato l'obiettivo, due manuali distinti, uno sulle attività d'ufficio e uno sul marketing digitale.

Questo primo passo, in azienda, quasi nessuno lo fa. La materia prima buona ce l'hai già nel cassetto: le offerte vecchie, le mail scritte bene, le schede tecniche, i verbali delle riunioni. Chi apre l'AI e comincia da un prompt vuoto è come l'artigiano che butta via il magazzino e ricompra tutto da capo ogni mattina.

Il primo capitolo è il master

La prima richiesta è stata costruire gli indici partendo da quella conoscenza. Lo strumento ha selezionato quello che serviva e scartato il resto; io ho valutato, corretto in parte, approvato. Da lì è nato il primo capitolo, e l'ho trattato come il master dell'intero libro: tono di voce, struttura, profondità dei contenuti nascevano tutti lì. Ci ho lavorato tantissimo, perché tutto il resto sarebbe cresciuto da quello.

Questa è la parte più facile da portare in azienda. Invece di chiedere all'AI venti cose diverse a caso, ne lavori bene una sola finché non diventa lo stampo, poi replichi. Quello stampo resta tuo anche il giorno in cui cambi strumento.

Le regole su cosa non voglio leggere

Allo strumento avevo dato istruzioni precise sul mio tono di voce e su cosa non voglio trovarmi davanti: i tic tipici delle macchine, il «non è questo, ma è quello», gli «in sintesi» e gli «in conclusione» appiccicati alla fine di ogni paragrafo. Senza quelle regole, un'AI scrive come tutte le altre.

È il motivo per cui i post che scorri sul feed sembrano tutti uguali, copia e incolla usciti dallo stesso prompt. Uno strumento senza istruzioni ti restituisce la media di internet, e la media non ha la tua voce né il tuo modo di ragionare.

Un lavoro in due

Ogni capitolo lo rileggevo riga per riga. Questa parte va espansa, questo titolo non funziona, qui ci vuole una tabella, questo dato non torna. E lo strumento rispondeva a tono: questa citazione non ha una fonte, te la cerco; questo esercizio rende meglio in un altro modo, ecco tre opzioni. Un lavoro in due, con me che decidevo e lui che eseguiva e proponeva.

Chiusa la prima stesura sono arrivate cinque revisioni mie su stile e coerenza, con paragrafi spostati tra capitoli e un capitolo intero che ha cambiato posto. Poi è entrata la casa editrice, e il correttore di bozze ha iniziato ad analizzare il testo con la competenza di chi fa editoria di mestiere. Dodici revisioni. Mandavo la bozza, tornava corretta, integravo, toglievo, rimandavo. Dodici volte, con persone che quel lavoro lo sanno fare.

La stessa logica serve nei tuoi processi

Quindi sì, ho usato l'intelligenza artificiale, e l'ho usata dentro un processo. Non ha sostituito il processo, ha velocizzato alcune parti e in qualche punto ha migliorato il risultato. Le competenze sono rimaste dov'erano, le mie e quelle del correttore. È esattamente la logica che serve quando l'AI entra nei processi di un'azienda.

Prendi l'ufficio tecnico di una piccola azienda manifatturiera che usa l'AI per la prima stesura di una scheda tecnica. Se chi la rilegge sa cosa deve dire quella scheda, l'AI gli fa risparmiare mezz'ora buona. Se invece nessuno ha la competenza per correggerla, esce un testo che sembra giusto e non lo è, con il rischio che arrivi al cliente così com'è. Lo strumento amplifica la competenza che trova, e dove non ne trova amplifica il vuoto.

Cosa farei domattina

Scegli un documento che produci spesso, un'offerta, una scheda prodotto, una risposta tipo ai clienti. Mettine in una cartella cinque esempi già fatti bene, quelli che rifaresti identici, e dalli all'AI come base insieme a due righe di istruzioni su come li vuoi e su cosa non vuoi leggere. Il primo risultato lavoralo come ho lavorato io il primo capitolo, finché non diventa lo stampo. Da lì in avanti vai in discesa.

Per i trenta giorni successivi tieni una regola sola: nessun documento esce senza che una persona competente lo rilegga prima di mandarlo. Se dopo un mese quei documenti escono più in fretta e con la qualità di prima, hai trovato il tuo modo di usare l'AI dentro un processo. La domanda che conta è questa: nella tua azienda, il processo lo tieni in mano tu o lo strumento?

(Fonte: la mia esperienza diretta nella scrittura dei manuali «L'Ufficio Efficiente» e «Il Marketing Efficiente», 2026.)