
E se il vero nemico non fosse l’AI… ma il “processo”?
Una frase di Paul Graham mi torna spesso in mente: quando esiste una versione 1, le discussioni cambiano tono. E oggi l’AI rende la versione 1 inevitabile.
Una cosa concreta batte una discussione infinita
Sta girando una storia che, al di là dell’effetto “wow”, è uno specchio perfetto del momento che stiamo vivendo. Jaana Dogan (Principal Engineer in Google) ha raccontato su X di aver dato a Claude Code una descrizione ad alto livello di un distributed agent orchestrator e di aver ottenuto in circa un’ora un output comparabile a ciò che il suo team aveva costruito l’anno precedente.
Io non la leggo come “l’AI ha surclassato gli ingegneri”. La leggo così: l’AI ha accorciato la distanza tra idea e primo oggetto reale. E quando un oggetto esiste — anche imperfetto — succede una cosa potentissima: smetti di discutere in astratto e inizi a giudicare sul concreto. È qui che la frase attribuita a Paul Graham (“A concrete thing beats endless discussion”) colpisce nel punto giusto: la versione 1 non è la fine del lavoro, è l’inizio della verità.
Molte organizzazioni non rallentano perché mancano competenze. Rallentano perché “allineamento”, revisioni, approvazioni, stack decisionale e politica interna si mangiano settimane e mesi. L’AI, invece, fa qualcosa di brutale e utile: ti consegna subito una bozza funzionante. Non perfetta, ma verificabile.
Un prototipo in un’ora è un dono, ma anche una tentazione. Perché può trasformarsi in: “ok, spediamo”. E invece no: il valore è usarlo come oggetto di confronto, non come scorciatoia morale.
Il paradosso: non è (solo) più bravo a scrivere codice, è più bravo a sbloccare decisioni
La parte più interessante, in questa storia, non è il “quanto velocemente ha scritto”. È cosa ha reso possibile. Claude Code è pensato per lavorare dentro il flusso reale degli sviluppatori: terminale/IDE, codebase, comandi, file, commit. Non è una chat che “consiglia”, è uno strumento che agisce e ti porta avanti l’inerzia.
Quando dai a un team uno strumento così, succede spesso questo:
- una persona competente prova una strada in poche ore
- mostra un risultato
- il gruppo passa da “dibattito” a “valutazione”
- le decisioni diventano più rapide perché si basano su evidenze
L'AI sta migliorando la programmazione. Ma in molte aziende la vera rivoluzione è un’altra: riduce la burocrazia rendendo economico sperimentare.
E qui arriva la verità scomoda che vedo ovunque: se imponi strumenti interni solo per “politica di piattaforma”, mentre fuori esistono soluzioni migliori, stai ottimizzando per la tranquillità interna, non per l’output. Il rischio non è “perdere una gara di tool”. Il rischio è spegnere la motivazione dei migliori: quelli che vogliono costruire, non compilare moduli.
Questo, per me, è il cuore del 2026 dell’AI: non è una gara tra modelli. È una gara tra culture operative. Tra chi usa l’AI per aumentare chiarezza e responsabilità, e chi la usa per fare più rumore.
Come trasformare l’AI in un alleato umano
Se prendiamo sul serio l’idea della “Versione 1 in un’ora”, la domanda diventa: come la rendiamo sostenibile e umana? Io lavoro su soluzioni “agoniche” e automazioni proprio per questo: far sì che ciò che funziona in demo funzioni anche il lunedì mattina, con persone vere, dati veri, vincoli veri.
Ecco 5 scelte concrete (semplici, ma non banali) che consiglio quando introduci coding agents e automazioni:
- Definisci cosa non deve fare
Prima dei prompt: i confini. Dati sensibili, azioni critiche, ambienti di produzione. Dove serve approvazione umana, punto. - Rendi visibile il ragionamento operativo
Log, changelog, PR leggibili, commenti chiari. L’AI deve lasciare tracce utili, non magia. - Valuta il prototipo come “strumento di decisione”
La versione 1 serve a scegliere la direzione, non a saltare la qualità. Test, threat model, review: non si negoziano. - Scegli strumenti che aumentano autonomia, non dipendenza
Gli strumenti migliori non ti chiudono in una gabbia: ti rendono più libero, più veloce, più responsabile. - Metti al centro la persona, non la performance
Se l’AI ti fa “produrre di più” ma ti rende più ansioso, più isolato, meno presente… hai perso comunque. L’efficienza senza benessere è debito, non progresso.
Ed è qui che entra AI Moments: non “mettiamo l’AI ovunque”, ma scegliamo i momenti giusti in cui l’AI può togliere attrito, ridare tempo, aumentare chiarezza e qualità decisionale. Con metodo, con governance, con sensibilità.
Fonte citata: post di Jaana Dogan su X (rakyll) sul prototipo generato con Claude Code.
Approfondimento strumento: pagine ufficiali e best practice di Claude Code (Anthropic).
